Nel cuore delle Dolomiti, tra i passi Pordoi, Campolongo e Falzarego, Arabba occupa una posizione singolare che la rende molto più di un semplice villaggio di sport invernali. Frazione del comune di Livinallongo del Col di Lana, in provincia di Belluno, questo borgo d’alta quota appartiene alla valle ladina di Fodom, una terra dall’identità forte, plasmata da secoli di storia alpina, tra influenze tirolesi e venete. A lungo tenuta lontana dalle grandi vie di comunicazione dal suo territorio impervio, la valle ha sviluppato una cultura propria, rimasta viva nonostante lo sviluppo del turismo internazionale. Ecco cosa sapere su questo paese prima di soggiornarvi: la sua posizione, il suo patrimonio, le sue attività e la sua gastronomia.
Un villaggio incastonato nel cuore delle Dolomiti
Arabba si trova a 1.602 metri di altitudine, a circa 120 chilometri a nord di Venezia e 45 chilometri a nord-ovest di Belluno, al confine tra le province di Belluno, Trento e Bolzano. Questa posizione ne fa un crocevia naturale tra più valli e più culture: il Veneto a sud, il Trentino a ovest e l’Alto Adige di lingua tedesca a nord. Il paese resta di dimensioni modeste, con poche centinaia di abitanti stabili, un numero che cresce notevolmente durante le stagioni turistiche. Questa scala ridotta spiega in parte il fascino del luogo: gli alberghi restano in gran parte a conduzione familiare, i negozi si concentrano lungo la via principale, e l’insieme conserva un’atmosfera da villaggio più che da stazione costruita da zero. Le Dolomiti che lo circondano, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2009, offrono uno scenario di torri e guglie di roccia calcarea che cambia colore nel corso della giornata, un fenomeno noto localmente come enrosadira, particolarmente visibile al tramonto dalle alture del paese. Questa roccia calcarea, modellata da milioni di anni di erosione e dal progressivo ritiro dei ghiacciai, dà alle cime circostanti forme verticali e tonalità che non hanno equivalenti altrove nelle Alpi, il che spiega in gran parte la fama internazionale del gruppo montuoso presso fotografi e appassionati di montagna.
Una terra ladina dal patrimonio vivo
Il nome stesso della valle, Fodom in ladino, farebbe riferimento ai faggi che un tempo popolavano questi versanti, un’origine che si ritrova anche nel nome tedesco del comune, Buchenstein. Ancora oggi, parte della popolazione di Livinallongo del Col di Lana parla il ladino nella vita quotidiana, accanto all’italiano, il che colloca la valle tra le cinque valli ladine storiche delle Dolomiti, insieme a Val Gardena, Alta Badia, Val di Fassa e Val di Fiemme. Questa identità culturale viene tramandata in particolare grazie al Museo Ladino Fodom, situato a Pieve di Livinallongo nella Cesa de la Cultura Fodoma, fondato nel 1996 grazie al lavoro di un maestro elementare appassionato di storia locale. Il museo presenta le tradizioni, i costumi e le leggende della valle, tra cui quelle dei Salvans e delle Ganes, personaggi mitologici ancora presenti nell’immaginario locale. Una sezione è dedicata anche a Caterina Lanz, eroina ladina il cui ricordo resta vivo nella regione, oltre che al castello di Andraz, fortezza costruita intorno all’anno Mille che appartenne a lungo ai principi-vescovi di Bressanone e proteggeva il confine meridionale del Tirolo. Ogni estate, il museo organizza anche uscite guidate nel territorio di Fodom, unendo patrimonio culturale, storia e gastronomia locale, per far scoprire la valle in modo più coinvolgente rispetto a una semplice visita alle sale espositive.
Sulle tracce della Grande Guerra
La storia di Arabba non si limita al suo patrimonio medievale e ladino. Tra il 1915 e il 1917, il Col di Lana, che domina la valle, fu teatro di alcuni degli scontri più cruenti del fronte dolomitico durante la Prima Guerra Mondiale, che videro contrapposte le truppe italiane e quelle austro-ungariche. La guerra di posizione, combattuta a un’altitudine estrema, portò entrambi gli schieramenti a scavare gallerie sotterranee per collocarvi esplosivi sotto le linee nemiche. Nell’aprile 1916, l’esplosione di quasi 5.000 chilogrammi di dinamite strappò via la cima della montagna, che da allora porta il soprannome di «Col di Lana, montagna di sangue». Un museo dedicato a questo periodo, aperto in stagione, espone oltre 3.000 oggetti d’epoca insieme a ricostruzioni di baracche e trincee basate su fotografie scattate dai soldati di entrambi gli schieramenti. Il territorio conserva anche diversi luoghi della memoria, come il sacrario militare di Pian di Salesei e l’ossario del passo Pordoi, testimonianze dell’ampiezza di questi scontri in alta montagna. Questi resti, oggi inseriti in itinerari escursionistici segnalati, mostrano quanto la linea del fronte abbia segnato in profondità il paesaggio e la memoria collettiva della valle, a più di un secolo di distanza.
Attività tutto l’anno
Se Arabba deve la sua fama internazionale al comprensorio sciistico, integrato nel Dolomiti Superski e nel circuito del Sella Ronda, il paese vive in realtà secondo due stagioni ben distinte. L’inverno concentra la maggior parte dell’afflusso turistico, con un comprensorio particolarmente adatto a sciatori di livello intermedio ed esperto, tra le piste di Porta Vescovo e l’accesso al ghiacciaio della Marmolada. L’estate prende il sopravvento con l’escursionismo, il ciclismo su strada e la mountain bike, sostenuti da appuntamenti come il Sellaronda Bike Day, che chiude i passi circostanti al traffico motorizzato per una giornata. Tra queste due stagioni, primavera e autunno offrono periodi più tranquilli, ideali per visitare i musei e il castello di Andraz in condizioni meno affollate. Questa alternanza fa di Arabba una destinazione a pieno titolo, e non solo una tappa invernale, per chi desidera scoprire le Dolomiti con un ritmo diverso a seconda della stagione scelta.
Le specialità gastronomiche da non perdere
La cucina della valle di Fodom riflette la storia di una regione di montagna a lungo isolata, i cui abitanti hanno imparato a cucinare con risorse limitate ma saporite. I canederli, polpette di pane arricchite con speck, formaggio o spinaci, si gustano in brodo o conditi con burro fuso e figurano tra gli immancabili di ogni tavola locale. I casunziei, ravioli a forma di mezzaluna ripieni di rapa rossa o patata, si servono tradizionalmente con burro fuso e semi di papavero. Il gulasch, cotto a lungo, è sempre accompagnato dalla polenta cotta nel ciaudrin, il tipico paiolo di rame della regione. Tra le specialità più rare figurano il grestl, un piatto di carne e patate insaporito con bacche di ginepro, oppure le foie fodome da levé, un impasto fritto preparato con farina, uova e cumino. Sul fronte dei dolci, gli smorn da pom, una sorta di crêpe spesse farcite con pezzetti di mela e uvetta, chiudono tradizionalmente il pasto. La Latteria di Livinallongo, nata dall’iniziativa di un gruppo di allevatori locali desiderosi di preservare il know-how caseario della valle, mantiene viva questa tradizione con prodotti come il Fodom, realizzato solo in estate, insieme al Renaz e al Cherz, presenti sulle tavole di ristoranti e malghe intorno ad Arabba tutto l’anno.
Tra il suo patrimonio ladino, la sua storia segnata dalla Grande Guerra e una gastronomia di montagna generosa, Arabba va ben oltre lo status di semplice tappa per sciatori di passaggio. La visita al paese si presta tanto a un pomeriggio tra due giornate di sci quanto a un soggiorno dedicato, viste le tante mete distribuite su tutta la valle di Fodom, da Pieve di Livinallongo fino al passo Pordoi. Che veniate per sciare le sue piste in inverno, percorrere i suoi sentieri in estate, o semplicemente immergervi nella sua storia con una visita al Museo Ladino Fodom e al castello di Andraz, questo villaggio delle Dolomiti offre un quadro completo di ciò che rende ricca questa regione a cavallo tra più culture alpine.